GlobalFact 12: Affrontare il futuro della disinformazione con le innovazioni dell’intelligenza artificiale
GlobalFact 2025 riunisce 400 fact-checker a Rio per discutere le sfide dell’intelligenza artificiale, la disinformazione e le pratiche di giornalismo sostenibile.

GlobalFact 12: Affrontare il futuro della disinformazione con le innovazioni dell’intelligenza artificiale
In un mondo sempre più pieno di disinformazione, l’importanza del giornalismo di verifica dei fatti non è mai stata così chiara. Questa nozione è stata al centro dell’attenzione quando circa 400 fact-checker provenienti da 80 paesi si sono riuniti a Rio de Janeiro per GlobalFact 12, il più grande summit dedicato a questo settore cruciale. Ospitato dall’International Fact-Checking Network presso il Poynter Institute, l’evento ha posto l’attenzione sulle sfide urgenti del panorama mediatico odierno, scosso dall’indebolimento delle democrazie e dalla diminuzione del sostegno da parte delle piattaforme di social media.
In particolare, Angie Drobnic Holan, direttrice dell’International Fact-Checking Network, ha sottolineato la necessità di approcci innovativi nel mantenimento dei valori fondamentali all’interno dei metodi di verifica dei fatti. Il vertice ha sottolineato che, sebbene la creatività nella collaborazione e i nuovi formati siano essenziali, la minaccia rappresentata dall’intelligenza artificiale generativa (AI) incombe fortemente. Gli strumenti di intelligenza artificiale, come evidenziato da Holan, hanno la tendenza ad “allucinare”, rendendoli capaci di produrre informazioni false che possono facilmente fuorviare il pubblico. Ciò è particolarmente preoccupante poiché le campagne di disinformazione sfruttano sempre più queste tecnologie per creare narrazioni inventate.
Le sfide nell’era della disinformazione
Il vertice non è stato solo un luogo per condividere idee; era un forum che affrontava questioni gravi come i tagli ai finanziamenti che interessavano le organizzazioni di controllo dei fatti e le molestie subite dai giornalisti di tutto il mondo. Figure chiave della governance brasiliana, tra cui il giudice Alexandre de Moraes e il giudice della Corte Suprema Federale Cármen Lúcia, hanno condiviso le loro opinioni sui rischi della disinformazione nei processi elettorali, accentuando l’impegno del Brasile verso la responsabilità e l’integrità delle informazioni. Questo vivace incontro riflette un forte ritorno in America Latina dopo sette anni, dimostrando l’impegno della regione nella lotta alla disinformazione e nella promozione di un approccio cooperativo con le varie parti interessate.
Mentre le piattaforme mediatiche come Meta si ritirano dalle loro iniziative contro la disinformazione, le preoccupazioni sui finanziamenti si sono intensificate. Non solo i fact-checker combattono contro le falsità, ma insistono anche sull’importanza delle pratiche sostenibili all’interno delle loro organizzazioni. Di fronte alle turbolenze finanziarie, alcuni presentatori hanno esortato le redazioni a diversificare i propri flussi di entrate e a cercare partnership oltre i mezzi tradizionali, comprese collaborazioni con organizzazioni non profit e mondo accademico.
Uno sguardo alle tendenze globali
Il contesto di questo vertice riflette una tendenza preoccupante degli ultimi anni. Mentre il numero di organizzazioni di fact-checking è salito da appena 11 nel 2008 a 424 nel 2022, un leggero calo a 417 nel 2023 suggerisce che la crescita sta rallentando, come osservato in un rapporto del New York Times. Nonostante questi numeri, la necessità di contrastare le false affermazioni riguardanti i principali eventi globali, come le elezioni e la pandemia di COVID-19, rimane vitale. La ricerca indica che un efficace fact-checking non solo riduce la fiducia del pubblico nella disinformazione, ma incoraggia anche i politici e altri ad essere più responsabili nelle loro dichiarazioni.
Organizzazioni come Africa Check, che ha iniziato con solo due membri dello staff nel 2012, hanno mostrato una crescita notevole. Con uno staff di 40 membri oggi, incarnano l'impegno crescente verso l'integrità fattuale in tutto il mondo. Nel frattempo, l’organizzazione spagnola Maldita è passata da un semplice account Twitter a un team di oltre 50 persone, segnando un percorso di crescita simile nella lotta alla disinformazione.
Al GlobalFact 12, le discussioni riflettevano sia preoccupazione che ottimismo. I fact-checker hanno riconosciuto i limiti del loro impatto, riconoscendo che non tutto il pubblico è coinvolto nel loro lavoro. Tuttavia, il potenziale per una sensibilizzazione efficace rimane promettente. Interventi di successo, come le etichette di avvertenza sui contenuti online, hanno dimostrato la loro efficacia nel frenare la disinformazione, anche tra gli scettici. Questo impegno per l’educazione e l’alfabetizzazione mediatica è vitale, come evidenziato da iniziative come l’Arab Fact-Checkers Network, che forma i professionisti dei media a prevenire la disinformazione prima della pubblicazione.
Il vertice GlobalFact 12 ha posto le basi per uno sforzo concertato contro le tattiche di disinformazione in continua evoluzione, dimostrando che l’adattabilità e la collaborazione sono essenziali per il futuro del giornalismo. Man mano che il panorama digitale cambia e sorgono nuove sfide, sembra che ci sia ancora molto lavoro da fare, ma con partenariati creativi e strategie innovative, la comunità globale del fact-checking è pronta a navigare con successo in queste acque turbolente. Per maggiori dettagli sull’evento e sulle discussioni in corso, puoi leggere di più sulla copertura di Poynter Qui, trova approfondimenti da DISA Qui o approfondire la conversazione sugli impatti più ampi della disinformazione Qui.